Hai installato una colonnina di ricarica a casa, o stai per farlo? Lo Stato ti rimborsa gran parte della spesa. Lo sportello è aperto dalle 12:00 del 22 settembre 2026 alle 12:00 del 31 gennaio 2027, ma i fondi sono limitati e le domande vengono esaminate in ordine di arrivo. Qui trovi tutto quello che ti serve, con i link ufficiali a portata di clic.
Quanto vale il bonus colonnine domestiche
Il contributo copre l’80% del prezzo di acquisto e posa in opera, fino a un massimo di 1.500 euro per ogni persona fisica. Il tetto sale a 8.000 euro se l’installazione avviene sulle parti comuni di un edificio condominiale.
Non è uno sconto in fattura: prima paghi, poi chiedi il rimborso. Il contributo viene erogato in un’unica soluzione entro 90 giorni dal termine per la presentazione delle domande, con un provvedimento che pubblica gli elenchi dei beneficiari ammessi.
Chi può fare domanda
Possono accedere al contributo gli utenti domestici: persone fisiche residenti in Italia e condomìni, questi ultimi quando l’installazione riguarda le parti di uso comune previste dagli articoli 1117 e 1117-bis del Codice civile.
Restano esclusi i titolari di ditta individuale e le società: per imprese e Pubbliche Amministrazioni sono previste altre forme di incentivazione nell’ambito del PNRR.
Ogni beneficiario può presentare una sola domanda. Se la prima viene dichiarata improcedibile è ammessa una sola domanda successiva, entro il 31 gennaio 2027 e nei limiti delle risorse; se anche la seconda risulta improcedibile, non se ne possono presentare altre.
Le date da segnare
| Cosa | Quando |
|---|---|
| Installazioni ammesse (annualità 2026) | completate dal 26 giugno al 31 dicembre 2026 |
| Apertura sportello | ore 12:00 del 22 settembre 2026 |
| Chiusura sportello | ore 12:00 del 31 gennaio 2027 |
Attenzione alla data di partenza: le spese, compresa la prima fattura, devono essere sostenute dopo il 26 giugno 2026, data di entrata in vigore del DPCM 10 giugno 2026. Gli interventi precedenti non rientrano.
Per le installazioni 2026 la dotazione è di 15 milioni di euro e le domande sono ammesse all’istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione. Se le risorse si esauriscono, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy lo comunica con un avviso sul proprio sito. Tradotto: non aspettare gennaio.
Puoi controllare quanto resta nella pagina Aggiornamento fondi disponibili.
Quali colonnine rientrano
Le infrastrutture devono essere nuove di fabbrica, di potenza standard, conformi ai requisiti minimi dell’articolo 4 della Deliberazione ARERA 541/2020/R/eel e incluse nell’elenco ufficiale dei dispositivi di ricarica domestica pubblicato dal GSE, vigente alla data di presentazione della domanda.
Sul sito del GSE gli elenchi sono due — dispositivi GDC (gestione dinamica del carico) e NO GDC — ed è sufficiente che il tuo modello sia presente in uno dei due:
Una volta installata, l’infrastruttura deve restare a uso esclusivamente privato per le persone fisiche, o a uso collettivo dei condomini nel caso dei condomìni: in nessun caso accessibile al pubblico.
Quali spese puoi portare
Rientrano l’acquisto e la messa in opera dell’infrastruttura, l’installazione, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie, gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio, le spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi, oltre ai costi di connessione alla rete elettrica con attivazione di un nuovo POD.
Tre paletti da non sottovalutare:
- il solo acquisto non basta: serve anche la posa in opera;
- niente contanti, tutte le spese devono essere tracciabili — i pagamenti vanno fatti da un conto intestato al beneficiario, con bonifico, SEPA Credit Transfer o carta di credito o debito intestata al beneficiario;
- non c’è cumulo: se quelle spese hanno già beneficiato di altre agevolazioni, la domanda non si può presentare.
Come si presenta la domanda
La procedura è solo online, tramite l’area personale di Invitalia, con accesso SPID, CIE o CNS. Dalla scrivania personale scegli “Bonus colonnine domestiche” dal menu a discesa e compili la domanda in ogni sua parte: serve un indirizzo PEC attivo, che deve restare valido per tutta la durata del procedimento. Domande presentate con modalità diverse non sono ammesse.
Al termine della compilazione il sistema rilascia una ricevuta di registrazione e lo stato della pratica resta consultabile nell’area riservata.
I documenti da preparare
Se sei una persona fisica servono, a pena di inammissibilità:
- codice fiscale e documento d’identità del richiedente
- fatture elettroniche relative all’acquisto e all’installazione dell’infrastruttura
- estratti conto da cui risultino i pagamenti collegati a quelle fatture
- certificazione di conformità rilasciata dall’installatore, che attesti l’avvenuta installazione
- dati del conto corrente, intestato a te, su cui accreditare il contributo
- attestazione dei requisiti dell’infrastruttura di ricarica (il modulo che trovi nei link qui sotto)
- indirizzo PEC attivo per tutta la durata del procedimento
Se la domanda è di un condominio, si aggiungono:
- codice fiscale del condominio
- documento d’identità dell’amministratore pro tempore, con dichiarazione di possedere i requisiti dell’articolo 71-bis (o del condomino delegato, nei condomìni fino a otto partecipanti)
- delibera assembleare di autorizzazione dei lavori sulle parti comuni, con la dichiarazione dell’amministratore che non è stata impugnata nei termini dell’articolo 1137 del Codice civile
Due casi particolari che risolvono la metà dei blocchi:
- non trovi la fattura elettronica nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate: chiedi al fornitore una copia in PDF della fattura elettronica
- non hai ancora l’estratto conto: allega la richiesta inviata all’istituto di credito insieme a una lista movimenti timbrata e firmata dal funzionario su ogni pagina
Tutti i link ufficiali utili
- Scheda di sintesi della misura
- Cos’è il Bonus colonnine domestiche
- Agevolazioni
- Presenta la domanda
- Aggiornamento fondi disponibili
- Normativa
- FAQ ufficiali
- Per saperne di più
- Area personale Invitalia (invio domanda)
- Guida alla presentazione della domanda
- Modulo “Attestazione dei requisiti dell’infrastruttura di ricarica” (.docx)
- Decreto direttoriale 4 agosto 2026 (PDF)
- Guida per scaricare le fatture elettroniche
- Numero verde Invitalia: 800 77 53 97
Ricaricare l’auto elettrica a casa: quello che il bonus non copre
Il bonus ti paga la colonnina. Non ti paga l’energia che ci passerà dentro, e nella maggior parte dei casi non ti basta il contratto luce che hai adesso.
Qui sta il punto che quasi nessuno ti spiega prima dell’installazione: una wallbox non è un elettrodomestico in più, è il carico più pesante che avrai in casa. E ha due conseguenze dirette, la potenza e la tariffa.
Quanta potenza serve per ricaricare l’auto elettrica a casa
Il contratto domestico standard è da 3 kW, con circa 3,3 kW realmente disponibili. Una wallbox base da 3,7 kW se li prende praticamente tutti: metti in carica l’auto mentre sono accesi forno, lavastoviglie o pompa di calore e il contatore stacca.
Per usare davvero la colonnina servono quasi sempre 6 kW di potenza impegnata, che diventano indispensabili se la wallbox è da 7,4 kW. L’aumento si richiede al fornitore, costa una tantum e alza la quota fissa in bolletta: è una spesa che va messa nel conto prima di scegliere il modello di colonnina, non dopo.
C’è un’alternativa da valutare: le wallbox con gestione dinamica del carico (GDC) — le stesse dell’elenco GSE linkato sopra — modulano la potenza di ricarica in base a quanto stanno consumando gli altri apparecchi di casa, evitando i distacchi anche senza aumentare il contratto. Non è la soluzione per tutti, ma per chi percorre pochi chilometri al giorno spesso basta.
Una domanda che arriva spesso: la sperimentazione ARERA che consente circa 6 kW nelle ore notturne e festive senza aumento di potenza esiste davvero, ma oggi non è più accessibile. Le adesioni si sono chiuse il 30 giugno 2026 e l’agevolazione resta valida fino al 30 giugno 2027 solo per chi era già entrato (pagina ufficiale GSE). Se installi la colonnina adesso, l’aumento di potenza va richiesto e pagato nel modo ordinario.
Quale tariffa luce conviene per la ricarica notturna
Chi ricarica a casa lo fa di notte, quando l’auto è ferma in garage. È esattamente la finestra in cui l’energia costa meno.
Con una tariffa monoraria paghi lo stesso prezzo a qualsiasi ora: il vantaggio della ricarica notturna sparisce. Con una bioraria o multioraria la ricarica cade in fascia F3 (dalle 23 alle 7 nei giorni feriali, più tutta la domenica e i festivi), la più economica delle tre.
I numeri per capire la scala: un’auto elettrica consuma in media 15-18 kWh ogni 100 km, quindi 10.000 km all’anno valgono circa 1.500-1.800 kWh. Per una famiglia che ne consumava 2.700, significa aggiungere più della metà del consumo annuo. Su un volume del genere la differenza tra fascia giusta e fascia sbagliata non è un dettaglio: è la voce che decide se la tua auto elettrica costa davvero meno di una a benzina.
Per i profili più consapevoli esistono anche offerte indicizzate al PUN, con prezzo che segue l’andamento orario del mercato: nelle ore notturne il PUN è quasi sempre ai minimi giornalieri, e chi ricarica di notte ne beneficia più di chiunque altro.
Facciamo due conti insieme, gratis. Guardiamo la tua bolletta, verifichiamo se ti serve l’aumento a 6 kW o se la gestione dinamica del carico ti basta, e scegliamo la tariffa giusta per il tuo profilo di ricarica. Poi ti resta un consulente personale che tiene monitorata la fornitura nel tempo, e se il mercato cambia tu sarai sempre al corrente.





