Quando arriva la bolletta, molti utenti si chiedono perché il prezzo dell’energia cambi così spesso. La verità è che dietro ogni offerta luce e gas ci sono tre indici fondamentali: PUN, PSV e TTF. Sono numeri che quasi nessuno guarda, ma che determinano quanto paghi per ogni kWh di luce e per ogni Smc di gas. Capirli non è un esercizio tecnico: è il modo più semplice per evitare sorprese e scegliere l’offerta più conveniente.
Cos’è il PUN: il prezzo della luce in Italia
Il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è il valore che indica quanto costa l’energia elettrica sulla borsa elettrica italiana. È un prezzo che cambia continuamente, ora per ora, perché dipende dalla produzione, dalla domanda e dalle condizioni del mercato.
Se hai un’offerta luce indicizzata al PUN, il prezzo che paghi per ogni kWh segue questo valore.
Per esempio, se oggi il PUN è 0,12 €/kWh e il tuo contratto prevede uno spread di +0,03 €/kWh, il prezzo finale della materia energia sarà 0,15 €/kWh. Lo spread è semplicemente il margine del fornitore, aggiunto al valore di mercato.
Il PUN è quindi il punto di partenza per capire perché il prezzo della luce cambia e come leggere correttamente un’offerta indicizzata.
Cos’è il PSV: il prezzo del gas in Italia
Il PSV (Punto di Scambio Virtuale) è l’indice che rappresenta il prezzo del gas naturale in Italia. È il riferimento che i fornitori utilizzano per calcolare il costo della materia prima nelle offerte gas indicizzate.
Il PSV cambia generalmente una volta al giorno e riflette la situazione del mercato italiano: domanda, disponibilità, costi di trasporto, stato degli stoccaggi e altri fattori interni.
Se hai un’offerta gas indicizzata al PSV, il prezzo dello Smc che consumi dipende da questo valore.
Per esempio, se il PSV è 0,35 €/Smc e il tuo contratto prevede uno spread di +0,05 €/Smc, il prezzo finale sarà 0,40 €/Smc.
Anche qui, lo spread è il margine del fornitore.
Cos’è il TTF: il prezzo del gas in Europa (e perché influenza il PSV)
Per capire davvero perché il PSV sale o scende, bisogna guardare al TTF, il principale punto di scambio del gas naturale in Europa. Si trova nei Paesi Bassi ed è considerato il riferimento europeo per il prezzo del gas all’ingrosso.
Quando senti dire “il prezzo del gas in Europa è salito”, quasi sempre si parla del TTF.
Il TTF è così importante che spesso anticipa l’andamento del PSV italiano. In genere, quando il TTF sale, il PSV tende a salire; quando il TTF scende, il PSV tende a scendere. Non sono identici, perché il PSV tiene conto anche di fattori italiani, ma il loro andamento è strettamente collegato.
Per un cliente che vuole risparmiare, conoscere il TTF significa avere una sorta di “previsione” di come si muoverà il prezzo del gas in Italia.
Cosa accomuna PUN, PSV e TTF e cosa li distingue
PUN, PSV e TTF sono tutti indici che rappresentano il prezzo all’ingrosso dell’energia, ma ognuno ha un ruolo diverso:
- il PUN riguarda la luce in Italia
- il PSV riguarda il gas in Italia
- il TTF riguarda il gas in Europa
Il PUN si misura in €/kWh, mentre PSV e TTF si misurano in €/Smc. Il PUN varia ogni ora, mentre PSV e TTF cambiano solitamente una volta al giorno.
Prezzi indicizzati, fissi e variabili: come funzionano davvero
Quando si sceglie un’offerta luce o gas, il prezzo della materia energia può essere costruito in modi diversi.
- Offerte indicizzate (a prezzo variabile)
- Offerte a prezzo fisso
- Offerte a prezzo variabile non indicizzato (più rare)
- Offerte flat (a canone fisso mensile)
Le offerte indicizzate seguono il PUN o il PSV. Il loro prezzo cambia nel tempo e può essere molto conveniente quando il mercato è stabile o in calo. Richiedono però consapevolezza, perché non offrono garanzie sulla spesa futura.
Le offerte a prezzo fisso bloccano il costo unitario dell’energia per 12 o 24 mesi. Non importa quanto oscillino PUN o PSV: il prezzo al kWh o allo Smc rimane identico. È la scelta ideale per chi vuole stabilità e non ama le sorprese. Esistono anche offerte a prezzo variabile non indicizzato, meno comuni, in cui il prezzo può cambiare ma non segue un indice ufficiale. È il fornitore a decidere quando e come aggiornarlo.
Non confondere il “prezzo fisso” con una bolletta fissa
Molti utenti pensano che una tariffa a prezzo fisso significhi pagare sempre la stessa cifra ogni mese. Non è così. Il prezzo fisso riguarda esclusivamente il costo unitario della materia energia, cioè quanto paghi per ogni kWh di luce o per ogni Smc di gas. La bolletta finale continuerà a variare in base ai consumi, alle imposte e alle altre componenti previste dal contratto.
Per chiarire:
- il prezzo fisso stabilizza quanto costa l’energia
- la bolletta mensile continua a dipendere da quanto consumi
Sono due concetti molto diversi, ma spesso confusi.
E le offerte che fanno pagare sempre la stessa cifra ogni mese?
Quelle sono un’altra categoria ancora. Si chiamano offerte a canone fisso mensile, oppure tariffe flat o a forfait. In questo caso il cliente paga un importo identico ogni mese, indipendentemente dai consumi, almeno entro una certa soglia. Se si consuma più del previsto, possono esserci conguagli o costi aggiuntivi.
Sono offerte pensate per chi vuole la massima prevedibilità della spesa, ma richiedono attenzione perché il costo reale dipende da quanto si consuma rispetto alla soglia inclusa.
Perché è utile conoscere PUN, PSV e TTF?
Conoscere questi indici significa capire cosa stai pagando davvero. Permette di leggere le offerte con maggiore consapevolezza, di prevedere l’andamento dei prezzi e di scegliere con più sicurezza tra un’offerta fissa, variabile o indicizzata. Aiuta anche a evitare fraintendimenti sulle bollette e a valutare se un’offerta è davvero conveniente rispetto alle proprie abitudini di consumo.





